La sala Bernardetta della Casa della gioventù a Rivamonte era stata preparata per l’assemblea interparrocchiale di domenica 9 novembre pomeriggio, ma… non è bastata ad accogliere le persone, che hanno sfiorato il centinaio, le quali hanno accolto l’invito a “fare il punto” della situazione sulla collaborazione tra le parrocchie. Bella la presenza del Gruppo giovani del Poi, con l’intervento di Walther, dei Sindaci, delle associazioni.
Quattro i punti all’O.d.G. presentati all’attenzione da parte del moderatore Gianluca, vicepresidente del Consiglio pastorale unitario: progressi compiuti e acquisizioni maturate, aspetti non riusciti con eventuali motivazioni, elementi inopportuni (ossia da risolvere o abbandonare), priorità e aree di miglioramento, pianificate queste ultime o meno. A dare il la all’assemblea l’invocazione allo Spirito Santo guidata da don Andrea e una lettura dal libro degli Atti degli Apostoli, che riferiva di come la prima comunità di Gerusalemme, attorno alla metà del primo secolo, con Paolo, Barnaba, Giacomo e Pietro, avesse risolto questioni pastorali. Don Cesare Larese ha commentato il passo.
Molti gli apprezzamenti sulle opportunità che la collaborazione tra le parrocchie, predisposta e organizzata da don Fabiano, favorisce («siamo diventati una comunità più grande»; «si può conoscere più persone»). A proposito degli elementi inopportuni da risolvere, si è fatto notare come le comunità si stiano sfaldando e che la partecipazione alle funzioni stia diventando qualcosa di riservato agli addetti ai lavori: bisogna trovare il modo o il soggetto che faccia comunque riferimento per la vita di tutti i giorni in ogni parrocchia. Sugli aspetti non riusciti, si è notato che l’unione delle forze non coincide con la somma delle persone coinvolte prima dell’unione e questo è un aspetto di cui tener conto quando si decidono le collaborazioni. Le priorità e le aree di miglioramento sono pure risultate chiare: facilitare, anche con un servizio di trasporto, la partecipazione delle persone alle funzioni comunitarie (tutte molto apprezzate). La vita celebrativa della devozione popolare propria delle singole parrocchie, e anche delle frazioni, va mantenuta; così come le celebrazioni domenicali, anche nell’orario. Serve un “gruppo portatori” delle statue nelle varie processioni. Si è suggerito, inoltre, al Consiglio pastorale di rendere pubblici i resoconti delle proprie riunioni e le proprie deliberazioni, frutto di concertazione con i parroci, sia nelle bacheche delle chiese che nel sito web delle parrocchie. Oltre alla vita liturgica e pastorale, che ha il suo ritmo consolidato, vanno immaginate iniziative “a spot”, dalla programmazione a lunga durata: si presenta tra pochi mesi, a esempio, il decimo anniversario della morte di don Stefano Pontil (10 giugno). Il Consiglio pastorale si impegna a rendersi a farsi collettore delle richieste e a trasmettere quanto viene discusso. Ai parroci l’appello: «fate sapere alle comunità che ci tenete a loro», e che non si aspettino le iniziative solo da parte delle comunità, «che sono soprattutto fuori, non dentro, le chiese»: a questo proposito, don Cesare fa notare come manchi, non solo nel Pói o ad Agordo, ma in tutto l’Agordino, un Centro di ascolto Caritas, in grado di affiancarsi nell’azione già esistente delle Amministrazioni e degli Assistenti sociali. Gianluca ha concluso l’assemblea, durata poco più di un’ora e mezzo, dando metaforicamente la parola agli anziani delle Case di soggiorno, di riposo, del Polifunzionale: «aspettano la visita non solo dei parroci, ma di tutti noi». Una persona presente ha chiesto che l’assemblea interparrocchiale si ripeta una volta all’anno, o almeno con una certa cadenza.

